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L'acquacoltura viene incentivata nei paesi in via di sviluppo per far fronte alla malnutrizione di questi popoli. Una sorta di "aiuto umanitario" portato avanti dai paesi industrializzati con il contributo di enti internazionali quali la Banca Mondiale che ha finaziato, per fare un esempio, tramite la concessione di prestiti, la costruzione di vasche per l'allevamento dei gamberi nelle Filippine, Thailandia, Bangladesh, Cina, India così come in Brasile, Colombia e Venezuela. I gamberi però, non contribuiscono affatto a nutrire la popolazione mondiale essendo un bene voluttario consumato soprattutto dagli abitanti dei paesi ricchi. Gamberi e gamberetti, infatti, vengono prodotti in acquacoltura sulle coste asiatiche ma vengono tutti esportati, portando soldi alle multinazionali e a qualche imprenditore locale, ma impoverendo sempre più le popolazioni locali. L'acquacoltura comporta infatti una serie di problemi che aggravano sempre più e in modo permanente la situazione di questi popoli: DISTRUZIONE DELLE FORESTE DI MANGROVIE L'acquacoltura prevede la costruzione di vasche nelle zone costiere. Nei paesi asiatici questo significa distruggere le stupende foreste di mangrovie che costituiscono un importantissimo ecosistema naturale. Tra il 1980 e il 1990 ammontava già al 35 per cento la superficie scomparsa delle mangrovie del pianeta. Oltre all'importanza che questi ecosistemi ricoprono a livello ambientale, con il loro complesso intrecciarsi di relazioni tra le diverse specie che in questi ambienti vivono, queste foreste svolgono un ruolo importantissmo nel rallentare l'erosione delle coste trattenendone il fango, e nel proteggere i villaggi delle zone costiere dalla devastante distruzione di tempeste e venti ciclonici. Nel 1991, un'ondata di marea ha causato la morte di migliaia di persone in Bangladesh a causa della mancata presenza di queste foreste che assorbono buona parte dell'energia del vento, delle onde e delle maree proteggendo la terra retrostante. Nel 1960 un'ondata simile non aveva neppure danneggiato i villaggi, grazie alle mangrovie che a quel tempo proteggevano l'entroterra. SALINIZZAZIONE DELLE ACQUE DOLCI Le vasche per l'allevamento dei gamberi necessitano di molta acqua dolce per il controllo della salinità. Quest'acqua viene prelevata dai pozzi dei villaggi o dalle falde sotterranee lasciando spesso senza questa importante risorsa gli abitanti. Per l'allevamento dei gamberi la salinità deve essere mantenuta tra le 25 e le 30 parti per trilione. Nei 4 mesi di crescita servono circa 5.600 metri cubi di acqua dolce per diluire l'acqua marina in una vasca di un ettaro, profonda un metro. Come se non bastasse l'acqua marina che viene usata per riempire le vasche, penetra nella falda freatica e nei terreni agricoli circostati. La salinizzazione delle acque sotterranee e le massicce estrazioni causano gravi crisi nell'approvvigionamento di acqua potabile alle comunità costiere. In India, ci fu un'audizione parlamentare nel 1997 a Delhi in cui molti abitati dei villaggi testimoniarono il rapporto causa-effetto tra acquacoltura e penuria di acqua. Vandana Shiva, nel suo libro "Vacce sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali" trascrive, tra le tante, la testimonianza di Chandramohan, abitante del villaggio Jagidapattinam (distretto di Ranmad): " Cinque o sei anni fa, l'acqua potabile e la crescita della noce di cocco e degli alberi di palma non erano un problema, ma con l'apertura di 39 stabilimenti di acquacoltura, l'acqua potabile è diventata un vero problema. Gli alberi sono seccati oppure sono stati tagliati per fare posto alla produzione ittica industriale. Gli abitanti dei villaggi debbono percorrere fino a 10km per trovare l'acqua o devono pagare fino a 5 rupie per brocca l'acqua trasportata dai camion". La salinizzazione dei terreni agricoli circostanti ha portato ad un calo della produzione di riso che si è ridotta dalle 40.000 tonnellate metriche del 1976 alle 36 tonnellate del 1986. L'acqua potabile contaminata ha provocato la morte di numerosi capi di bestiame e la rilocazione di molti abitanti in altre zone dell'India, spesso in città, dove iniziano a vivere nelle degradanti bidonvilles. INQUINAMENTO DEI MARI: Le vasche possono essere utilizzate solo per alcuni anni. Dopo un certo periodo diventano infatti improduttive e gli allevatori devono spostarsi altrove. Dietro di loro lasciano un ambiente profondamente deturbato e un terreno salinizzato e inutilizzabile. Sul fondo degli stagni di acquacoltura, infatti, si accumula un deposito tossico di prodotti di scarto e di escrementi che, a lungo andare, rende impraticabile la vasca. Nel giro di sette anni, in Thailandia sono stati abbandonati il 60 per cento degli allevamenti. Per questo motivo, queste attività sono conosciute come industrie "mordi e fuggi". Per poter riabilitare il terreno sono poi necessari come minimo trent'anni. Il sovraffollamento, tipico di tutti gli allevamenti intensivi, provoca il prolificarsi di malattie. Questo comporta un uso massiccio di antibiotici, vitaminici, preparati contro la formazione di schiume, antisettici e disinfettanti fino a rendere, nel giro di pochi anni, inabitabili e quindi inutilizzabili le vasche, tutte scavate all'interno di un ecosistema prezioso come la foresta a mangrovie che subisce questo tipo di inquinamento particolarmente distruttivo. Non sempre l'uso di queste sostanze riesce a "tutelare" i pesci allevati, e quando questo succede chi ne paga le conseguenze è sempre e comunque il paese che ospita queste instabili attività. Scrive Vandana Shiva: "Taiwan è stato il più grande produttore di gamberi coltivati fino al 1988, quando l'esplodere di una grave patologia portò a un collasso dal quale quell'industria non si è ancora ripresa. La Cina ha preso allora la guida della produzione mondiale fino al 1993, quando la sua produttività è caduta per analoghe ragioni. In India la produzione di gamberi ha subito un grave attacco virale fra il 1994 e il 1995" MINORE RICHIESTA DI FORZA LAVORO Le terre dove vengono scavate le vasche vengono sottratte ai contadini. Per contro l'acquacoltura non porta lavoro poichè per ogni vasca sono sufficienti 2 persone, mentre la quantità di terra corrispondente darebbe lavoro in un anno a circa 120 coltivatori di riso. STORIA A LIETO FINE? In seguito alle proteste e alle denuncie degli ambientalisti indiani e delle comunità costiere, nel 1996 la Suprema Corte dell'India decise per la rimozione di tutta la produzione industriale di gamberi nelle zone costiere sottoposte a regolamentazione. In base a questa decisione, l'unica attività ammessa in queste zone era quella tradizionale. Ai lavoratori del settore doveva essere corrisposta una indennità di licenziamento e sei mesi di salario, mentre agli agricoltori dell'area spettava un compenso per le perdite subite. Il governo però, più interessato agli introiti provenienti dalle esportazioni di gamberi che del benessere del suo popolo e del suo territorio, con l'appoggio del mondo degli affari, riuscì ad impedire l'applicazione di questa importante decisione e l'allevamento dei gamberi continua in sprezzo della Corte.
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