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Spogliato di tutte quelle belle parolone che si usano per decantarlo, il FOIE GRAS, vanto della cucina Francese, non è altro che un organo malato - il fegato - di un animale affetto da steatosi epatica. Insomma, è una vera schifezza stracolma di grassi saturi (80%!). La steatosi è infatti una patologia determinata da un aumento abnorme di grasso in un tessuto, in seguito ad un processo infiltrativo o degenerativo. Ma andando bene a fondo, c'è un aspetto ancora più ripugnante: la filiera di produzione. Per chi la conosce, il disgusto è tale da provocare un vero e proprio rigetto...almeno questo è quanto succede alle persone con un minimo di sensibilità.
LA FILIERA DI PRODUZIONE: I pulcini vengono fatti nascere in un’incubatrice: le uova sono messe sopra dei carrelli all’interno di grandi armadi di incubazione. Una volta schiuse le uova, i piccoli anatroccoli vengono selezionati per sesso. Si, perchè nel caso delle anatre, il fegato delle femmine non è idoneo alla produzione del foie gras, poichè questo diviene troppo nervoso e quindi fornirebbe un prodotto di scarsa qualità. Le femmine sono generalmente eliminate alla nascità. Così come succede ai pulcini maschi delle galline ovaiole, le piccole anatroccole vengono gettate vive in grandi tritacarne da cui escono sottoforma di farine animali, o sono eliminate con dei gas letali o semplicemente gettate in grandi sacchi come materiale di scarto e lasciate morire. Se si tiene presente che il foie gras d' anatra copre quasi l'intero mercato (quello d'oca è più prelibato ma copre un mercato limitato) si può solo immaginare a quanto ammonta questo "materiale di scarto"!  Per le prime dodici settimane di vita, i piccoli di anatra ed oca destinati alla produzione del foie gras, vengono tenute libere e nutrite con erbe che servono ad irrobustirne l'esofago. Poi, a circa 90 giorni, inizia il loro inferno: il gavage. Questa pratica, definita anche finition d'engraissement, vale a dire "raffinamento dell'ingrasso" (!), consiste nell'alimentare forzatamente anatre ed oche con l'ausilio di un tubo di metallo di 20-30 centimetri che viene inserito nel becco dell'animale e spinto giù nell'esofago in modo da veicolare, con una pompa idraulica o pneumatica, una quantità di cibo abnorme e che l'animale non ingerirebbe mai di sua spontanea volontà. Il cibo consiste in una palla di mais salato e cotto nel grasso, del peso di circa 400/500 grammi, l'equivalente di 20kg di spaghetti al giorno per una persona del peso di 80kg! Negli allevamenti moderni e intensivi (che sono quasi la totalità) il gavage richiede solo 2 o 3 secondi (anzichè 45/60 secondi) Immaginate che qualcuno vi infili un tubo nell'esofago, vi spari nello stomaco una palla gigantesca di cibo e poi vi estragga il tubo, il tutto nel limitatissimo tempo di 3 secondi! Che sensazione avete provato? Il gavage viene praticato per 15/18 giorni 2 volte al giorno per le oche e per 12/15 giorni 4 volte al giorno per le anatre. E' una tecnica dolorosa e atroce, non solo al momento in cui viene praticata ma anche per le conseguenze che procura nello stato di salute, per i traumi psicologici e per i danni fisici che causa. Dopo lo shock dell’ingozzamento, infatti, anatre ed oche sono soggette a diarrea e a convulsioni. I ripetuti inserimenti ed estrazioni del tubo metallico grattano le pareti della gola e dell'esofago procurando lesioni e infezioni del gozzo. Se l'animale cerca di divincolarsi durante l'inserimento del tubo, rischia la rottura del collo o la perforazione dell'esofago con la conseguente morte.Il funzionamento del fegato è compromesso, l’animale soffre e non riesce a regolare la temperatura del corpo. Si sviluppa la steatosi epatica: le dimensioni e il peso del suo fegato ipertrofico aumenta dalle 7 alle 10 volte. Le conseguenze per l'animale sono devastanti e si manifestano con fenomeni di asfissia, convulsioni, attacchi cardiaci, cirrosi. Ogni movimento o semplicemente l'atto di respirare diviene difficoltoso e doloroso. Le sacche polmonari sono infatti compresse e il centro di gravità dell’animale è spostato. Il tasso di mortalità è di 20 volte superiore alla norma e spesso è dovuta ad emorragie con conseguente versamento di sangue nella cavità addominale. Inoltre, la zona orofarinega è particolarmente sensibile ed è fisiologicamente conformata per provocare un riflesso di rigurgito che impedisca ai liquidi di entrare nella trachea. L'alimentazione forzata quindi contrasta questo riflesso provocando di per se disagio, dolore e danni fisici. In caso di vomito, l'animale rischia la morte per soffocamento.  Durante il periodo in cui si pratica il gavage anatre e oche vengono rinchiuse in piccole gabbie dalle dimensioni di 25x15 centimentri che non permettono loro di muoversi e di estendere le ali. Queste gabbie hanno superfici dure che causano infezioni e dermatiti alle zampe. Nel caso degli allevamenti in "parchi collettivi" - da 15 a 20 animali in circa 3mq - si rimedia all'aggressività, dovuta allo stress ed alla paura, con lo sbeccamento ed il taglio delle unghie (senza anestesia ovviamente). Il becco è il principale organo di senso di questi animali e la sua mutilazione provoca sofferenze per tutta la vita. Il limitatissimo spazio destinato agli animali è normale prassi di tutti gli allevamenti intensivi, ma in questo caso è necessario anche per aggravare il sovraccarico lipidico necessario per l'accumulo di grasso nel fegato. Dopo questi lunghi giorni di agonia, gli animali vengono condotti al macello. Il viaggio della morte è uguale a quello sopportato dalla quasi totalità degli animali da macello. Stipati su camion, trattati al pari di qualsiasi altra merce, vengono trasportati senza il benchè minimo interesse per le loro minime esigeze: viaggiano al freddo e al caldo, senza ne cibo ne acqua. Arrivati al macello anatre ed oche vengono stordite con elettronarcotici. Vengono poi appese per le zampe e sgozzate. In molti casi, lo stordimento preventivo non sortisce gli effetti desiderati e l'animale si riisveglia prima o durante lo sgozzamento. Sono successivamente spiumati, sviscerati, svuotati. Ridotti in pezzi da esporre al supermercato. Il loro fegato malato è prelevato e trattato per essere reso commestibile. ASPETTI SALUTISTICI E LEGISLATIVI: Come già indicato Il foie gras è il fegato malato di un volatile affetto da steatosi epatica. Il fatto è curioso se teniamo presente che la legge non permette la vendita per consumo alimentare di animali e/o organi di animali malati. I produttori affermano che le tempistiche dell'ingrasso del fegato sono tenute sotto stetta osservazione, in modo che l'animale venga macellato prima che diventi pericoloso per la salute umana. Inoltre alcuni esperti interpretano la steatosi come un adattamento naturale all'alimentazione forzata e non come una patologia. Per questo motivo il Consiglio d'Europa ha stabilito che "1. I paesi che consentono la produzione di foie gras hanno l'obbligo di sostenere la ricerca sui suoi aspetti salutistici e sui metodi alternativi che non implicano il gavage. 2. Finchè non saranno disponibili nuove prove scientifiche sui metodi alternativi e i loro aspetti salutistici, la produzione di foie gras dovrà essere condotta soltanto dove essa è pratica comune e quindi soltanto in accordo con la legislatura locale vigente (..)" Praticamente il Consiglio Europeo lascia nelle mani dei produttori, a cui garantisce anche l'esclusiva (!), la ricerca scientifica sugli aspetti salutistici e si rimette alle legislature locali vigenti in fatto di metodi di produzione. La legge francese (art. L 654-27-1 del codice rurale) indica come obbligatorio il gavage per la produzione di foie gras. E LE NORME SUL BENESSERE ANIMALE? L'alimentazione forzata è una vera e propria violazione dei regolamenti e dei principi elementari di salvaguardia degli animali e nonostante che il Comitato Scientifico dell'UE sulla Salute e il Benessere degli animali concluda che "l'alimentazione forzata, come praticata correntemente, nuoce al benessere degli uccelli" non ne impone la cessazione ma si limita a raccomandare che la "Ricerca sia condotta verso metodi di produzione di foie gras che non richiedano l'applicazione dell'alimentazione forzata" La maggior parte dei produttori di foie gras non giudica - ovviamente - i prorpri metodi come cruenti, basandosi astutamente sulle caratteristiche naturali di questi animali che, come molti uccelli, presentano gole abbastanza elastiche che permettono di conservare del cibo, sia intero che pre-digerito, nell'esofago per una successiva e più lunga digestione. Inoltre le anatre selvatiche possono raddoppiare il loro peso in autunno, conservando grassi per tutto il corpo, ed in particolare nel fegato, in previsione dell'inverno. Ma un conto è mangiare autonomamente ed essere i gestori del proprio cibo, della propria digestione e del proprio accumulo di grassi in funzione ad esigenze etologiche e naturali, un conto è vedersi infilare un tubo di metallo in gola e sentirsi pompare nello stomaco del cibo peraltro tutt'altro che equilibrato. Michael Ginor, proprietario della Hudson Valley Foie Gras e autore di Foie Gras ..A Passion, riferisce che i suoi uccelli vanno a lui spontamneamente. E non è l'unico a raccontare questa bella favoletta. I gruppi industriali e i ricercatori dell'Istituto Nazionale della Ricerca Agronomica (INRA) affermano che l'alimentazione forzata non è una procedura cruenta e che addirittura gli animali apprezzano questo trattamento. Il Comitato della UE ha però osservato che le anatre e le oche in gabbia si tengono lontane dall'operatore che pratica loro il gavage (ma dai?) quando questo entra nella stanza, mentre di solito la quotidiana alimentazione manuale è associata ad una reazione positiva da parte degli animali nei confronti della persona che li nutre. Comitati scientifici a parte, vi inviatiamo a trarre da voi le conclusioni. Piuttosto esaustivo nel mostrare la produzione del foie gras è questo video di 15 minuti http://www.stopgavage.com/videos.php, girato nel 2004 nelle stanze del “gavage” in Francia. Ne consigliamo vivamente la visione a quanti non credono a quanto sopra descritto o a quanti, nonostante tutto, continuano ad apprezzare il foie gras come un prodotto d'arte culinaria. Le immagini sono certamente più esaustive di mille parole. Se dopo aver visto il video o aver letto questo documento hai un certo senso di vomito misto rabbia, significa che sei umano, capace di quei nobili sentimenti che vengono attribuiti alla nostra specie (!). Ti consigliamo allora questo sito http://www.stopgavage.com/signer.php dove potrai firmare il manifesto internazionale contro la pratica dell'ingozzamento forzato di anatre ed oche. Inoltre ti chiediamo di cliccare sull'icona "mail" in alto a destra e di inviare questo documento a quante persone puoi.....e ovviamente niente più foie gras nel tuo piatto!| PRODUTTORI DI FOIE GRAS E STATI CHE VIETANO IL GAVAGE In Argentina la produzione di foie gras è illegale poichè considerata maltrattamento o atto di crudeltà nei confronti degli animali. Anche Israele, lo Stato della California, la città di Chicago, hanno mosso dei passi importanti in questo senso, nonostente le difficoltà incontrate a far approvare la legge e soprattutto a farla digerire a vari cuochi (a Chicago ad esempio alcuni cuochi lo servono gratuitamente per protesta - pratica non illegale purtroppo). In Europa l'alimentazione forzata è proibita in sei delle nove provincie dell'Austria, nella Repubblica Ceca, in Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Svezia, Svizzera, Olanda e Regno Unito. Finalmente anche l'Italia ha ripristinato il divieto che apparteneva al decreto 146 del 2001 poi cancellato nel 2005. Il ripristino del divieto è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il 26febbraio 2007 ed è diventata legge. Oche ed anatre non subiranno più questa tortura nel nostro paese. E' da tenere ben presente che non c'è nessun divieto di importazione. Questo significa che oche ed anatre verranno torturate in altri paesi per portare il prelibato foie gras nei piatti degli italiani. Si stimano in circa 25.000 il numero di oche e anatre il cui fegato grasso è destinato ad allietare i palati degli italiani. Il più grande produttore e consumatore è ovviamente la Francia. Nel 2005 il paese ha prodotto 18.450 tonnellate di foie gras, pari al 78,5% della produzione totale mondiale stimata in 23.500 tonnellate. Il secondo produttore è l'Ungheria seguita dalla Bulgaria, dalla provincia canadere del Québec e dalla Cina. |