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Nutrimento: questione di "gusti"o diritto fondamentale di ogni uomo? Stampa E-mail
Scritto da Divietodaccesso   
sabato 24 novembre 2007
Ci hanno indotto, senza che opponessimo la minima resistenza, a perdere la buona abitudine di pensare, di riflettere, di mettere in discussione ciò che ci viene venduto per buono, corretto e giusto. È ciò che serve ad una società che si basa su principi puramente economici e che individua e classifica gli esseri viventi in base alla possibilità di trasformarli, secondo l'esigenza, in merci o consumatori.
Eppure è sufficiente fare quattro calcoli e qualche riflessione per comprendere l'ingiustizia dell'artificiosa catena alimentare attualmente vigente e, di conseguenza, l'inopportunità della persistenza della "cultura della carne" e dei suoi derivati.

ALCUNI DATI:

  • Secondo il ministero dell'agricoltura degli USA sono necessari 16 kg di cereali e soia per produrre 1 solo kg di carne di bue; 6 kg di alimenti composti per produrre 1 kg di carne di maiale. (J.Andre', Sette miliardi di vegetariani, Giannone Ed.)

  • Se destinassimo un ettaro di terra all'allevamento bovino, otterremo in un anno 66 kg di proteine. Se destinassimo lo stesso terreno alla coltivazione della soia, otterremmo 1.848 kg proteine cioè 28 volte di più. (J.Andre', Sette miliardi di vegetariani, Giannone Ed.). Va sottolineato che le proteine della soia hanno lo stesso valore nutrizionale delle proteine contenute nei cibi animali (Young VR.Soy protein in relation to human protein and amino acid nutrition. J.Am Diet Assoc. 1991;91: 828-835. Cit in American Dietetic Association Position Paper on Vegetarianism -1993 & 1997)

  • Esseri umani che potrebbero essere nutriti dal grano e la soia consumata dal bestiame negli USA: 1.400.000.000 (da "united States Leads Meat Stampede", World-Watch Issue Paper, July 2, 1998

  • Nel 1984, in Etiopia, mentre ogni giorno migliaia di persone morivano di fame, gran parte della terra era destinata alla produzione di mangimi a base di semi di lino, cotone e ravizzone, esportati in Gran Bretagna e in altri paesi europei. Attualmente, nei paesi del Terzo mondo, milioni di ettari di terra sono utilizzati esclusivamente per produrre mangime destinato al bestiame europeo. (A. Moyes, Common Ground, Boston, Oxfam, 1985)

  • Il 70% dei cereali prodotti negli USA viene utilizzato per l'alimentazione animale (U.S Department of Agriculture, Economic Research Service, World Agricultural Supply and Demand Estimates, WASDE-256, Washington D.C, USDA, 11 luglio 1991, tav.256-6,-7,-16,-19-23)

  • Negli USA, ogni anno vengono utilizzate 157 milioni di tonnellate di cereali, legumi e altre proteine vegetali (adatte all'alimentazione umana) per nutrire il bestiame destinato a produrre i 28 milioni di tonnellate di carne consumate dall'uomo. (USDA, Economic Research Service, WASDE-256, cit; David Pimentel e altri, Energy and Land Constraints in Food Protein Production, In "Science", 190 (1975), p. 756.)

  • 40/60 milioni sono le persone che muoiono di fame o di patologie associate alla denutrizione (Lappé e Collins ait p.3)

  • La malnutrizione affligge il 40% dei bambini nati nei paesi in via di sviluppo (Katrina Galway dello Istitute for Resource Development - relazione alla USAID)

  • Gli americani spendono 5 miliardi di dollari l'anno per perdere peso (Brown e Konner, cit.,p.39)

  • La superficie di terreno necessaria ad alimentare 1 persona che consuma carne può nutrire 20 vegani.

 

COMPETIZIONE TRA MANGIME E CIBO

Da quando l'uomo ha iniziato ad addomesticare gli animali a scopo alimentare, ha dovuto provvedere al loro nutrimento. Così facendo ha creato le radici della competizione tra feed (mangime) e food (cibo).

Questa competizione, inizialmente quasi inesistente, poichè gli animali venivano nutriti con scarti delle cucine o d'agricoltura e/o con foraggio o altri alimenti non commestibili per l'uomo, divenne sempre più pressante con l'avvento degli allevamenti intensivi e l'aumento della richiesta di carne e derivati animali, da parte di una popolazione in progressivo aumento.

Oggi, con un terzo della produzione cerealicola mondiale destinata all'alimentazione animale e la popolazione mondiale in crescita al ritmo del 20% per ogni 10 anni, si sta preparando una crisi alimentare di proporzioni planetarie(1) .

L'economista inglese Thomas Malthus - già più di duecento anni fa - metteva in evidenza come "il potere di popolazione è infinitamente maggiore del potere della terra di produrre sussistenza per l'uomo". Un concetto che potrebbe risultare piuttosto ovvio, ma che sembra essere sottovalutato dalla maggior parte delle persone e soprattutto da chi ci governa. La grande fiducia riposta nella scienza fa sì che persista un pensiero ottimistico sulle capacità della nostra specie di far fronte a qualsiasi limitazione imposta dalla natura.

Ma ciò che è più grave è il silenzio che vige sulla questione della crescita spropositata della popolazione bovina. Eppure, i dati sono sconcertanti: in Australia, la popolazione bovina supera quella umana del 40%; in Sudamerica, ci sono mediamente 9 vacche ogni 10 persone; in Argentina, Brasile; Paraguay e Uruguay, la popolazione bovina è uguale o superiore a quella umana. Negli USA ci sono 100.000.000 di bovini: uno ogni due persone e mezzo circa. (World Resources Institute e altri, World Resources 1990-1991, New York, Oxford University Press, 1990, tav. 18,3 pp 282-283)
C'è da sottolineare che in natura il bovino, come qualsiasi animale allevato dall'uomo per scopi utilitaristici, non sarebbe né così numeroso né così geograficamente onnipresente. Questa "invasione" è da imputare esclusivamente all'interferenza umana: riproduzione forzata ed incessante; introduzione del bestiame nei paesi conquistati.

Se le risorse della terra, in grado di produrre sussistenza per l'uomo, sono già limitate a tal punto da dover intervenire con la tecnologia e la biogenetica, come si fa a pensare di accrescere in modo così irresponsabile la popolazione degli animali d'allevamento solo per far fronte ai capricci delle popolazioni dei paesi ricchi e per soddisfare subdoli interessi economici?. Questi animali, prime vittime dell'idiozia e della crudeltà umana, "rubano" terreni che potrebbero essere utilizzati per l'agricoltura (pascoli) e "rubano" i prodotti stessi ottenuti dalla coltivazione, giacché gran parte dei raccolti vengono loro destinati per il sostentamento, sottraendoli inevitabilmente all'essere umano.

 

ANIMALI "DA CARNE": CONVERTITORI INEFFICIENTI DI ENERGIA 

Come se non bastasse, la trasformazione dei vegetali in carne, latte e uova, è un procedimento che comporta notevoli perdite di elementi nutritivi. Come ha cercato di spiegare il chimico G.Tyler Miller attraverso l'elaborazione di una catena alimentare semplificata, costituita da cavalletta-erba-rana-trota-uomo, "ad ogni passaggio tra un anello e l'altro della catena circa l'80-90% dell'energia si disperde nell'ambiente sotto forma di calore". Questo significa che solo fra il 10-20% del mangime (proteine vegetali) finisce per produrre carne. Il resto viene utilizzato dall'animale per le normali funzioni vitali, o espulso, oppure assorbito da parti del corpo non commestibili per l'uomo (peli, ossa ecc..)

L'economista Frances Moore Lappé fa notare che nei soli Stati Uniti nel 1979, al bestiame sono state somministrate 145 milioni di tonnellate di cereali e soia; di queste, solo 21 milioni sono tornate ad essere disponibili per l'alimentazione umana, sotto forma di carne e uova. Il resto, equivalente a circa 124 milioni di tonnellate di cereali e soia è stato sottratto al consumo umano….. Se fossero state usate per l'alimentazione umana avrebbero fornito l'equivalente di una ciotola di cibo per ogni essere umano del pianeta per un intero anno.(2)

 

INEQUITA' DELLA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE ALIMENTARI 

La Commissione europea ha ammesso che le terre del Vecchio continente sono in grado di nutrire tutti i cittadini, ma non certo tutti gli animali europei. Secondo la Banca Mondiale si produce una quantità di vegetali che sarebbe sufficiente a nutrire, con 6000 calorie ogni giorno, oltre 11 miliardi di persone, quasi il doppio dell'attuale popolazione mondiale (Hunger 129). Come diceva Gandhi "nel mondo c'è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'ingordigia di alcuni".

Quando si parla di "fame nel mondo" e delle migliaia di persone che soffrono di denutrizione, non si fa mai riferimento al ruolo di carnefice che ricopre il consumatore dei paesi occidentali (o dei paesi e degli individui benestanti ubicati nei più svariati punti del globo).

Viene difficile pensare di giocare un ruolo fondamentale nel determinare questa ingiustizia alimentare o sentirsi responsabili della condizione in cui versano molti nostri simili che non dispongono nemmeno del minimo necessario per sopravvivere. Eppure anche limitazioni modeste avrebbero una risonanza enorme. Se, ad esempio, i cittadini Statunitensi riducessero del 10% il proprio consumo di carne, si risparmierebbe una quantità di cereali sufficiente a nutrire 60 milioni di persone. Attualmente, 60 milioni di persone muoiono per denutrizione ogni giorno (Robbins, New World 35).

Noi, nella nostra superficialità e disinformazione, ne facciamo una semplice questione di "gusti", ma la questione alimentare è molto di più di un fatto personale: è un discorso di giustizia sociale. 
Ad una parte rilevante dell'umanità viene ancora negato un diritto fondamentale: quello di nutrirsi. Pensiamoci!


La transizione della coltura cerealicola mondiale dall'alimentazione umana a quella animale è fra i più significativi cambiamenti intervenuti nei processi di redistribuzione della ricchezza, nel corso della storia scritta. (Jeremy Rifkin - introduzione a "Ecocidio")


I numeri fra parentesi in rosso rappresentano le note :

1 Lester R.Brown e altri, State of the World 1990, cit., tav 1-1, p. 5

2 Da Ecocidio di jaremy Rifkin

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 19 marzo 2008 )
 
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