Il 31 gennaio è terminata la stagione di caccia.
Ecatombe anche di esseri umani per lo scarso rispetto delle norme di sicurezzaIl bracconaggio resta fuori controllo in diverse aree del Paese, mentre al Senato si prepara la grande deregulation.27 morti e 58 feriti sono il corollario di una stagione venatoria ove il rispetto delle norme di sicurezza, oltre che della fauna protetta è ancora una chimera.
Al tramonto di domenica 31 gennaio si è conclusa la stagione di caccia 2009/10, iniziata lo scorso settembre. Continua in alcune regioni la caccia a caprioli e cervi, per effetto di una disposizione del 2003 inserita surretiziamente in una legge attinente al contrasto dell'evasioen fiscale (sic !).
I cacciatori italiani sono passati dai 2 milioni degli anni ’60 ai circa 700.000 di oggi (765.000 i dati ufficiali ISTAT riferiti al 2006) , ed un’attività ormai oggetto del disprezzo della maggioranza degli Italiani, di scarso interesse per i giovani d’oggi, cerca di sopravvivere ai propri errori invocando assurde deregulations , anziché concorrere alla salvaguardia del patrimonio faunistico e degli habitat.
I dati della stagione di caccia che volge alla fine attestano ancora una volta una sequenza impressionante di fatti di sangue o altri incidenti di caccia: 27 morti e 58 feriti per episodi correlati all’impiego di armi da caccia o all’esercizio venatorio (circa la metà nel corso di battute di caccia al cinghiale). 1 morto e 14 feriti tra gente comune coinvolta, anche se non stava praticando la caccia.
Anche l’alto numero di cacciatori colpiti da infarto nella zone di caccia, mentre vagavano con armi cariche, dimostra la frettolosità degli esami medici per il rinnovo delle licenze, e l’inadeguatezza del Decreto del Ministero Sanità del 28/4/1998 sui requisiti psicofisici per esercitare la caccia, che nulla prescrivono o vietano in caso di malattie cardiovascolari (ammessi alla licenza venatoria anche cacciatori con un occhio solo, con lenti correttive e con protesi al posto di un braccio !) .
L’insufficienza dell’attività di vigilanza non riesce ancora a contrastare alcune importanti sacche di bracconaggio, come nella provincia di Brescia, nei laghi costieri pugliesi, in Sardegna e nelle lagune venete, compreso in special modo il Delta del Po, nelle piccole isole tirreniche e siciliane, ove imperversano l’abbattimento di esemplari di specie protette, il mancato rispetto dei limiti di carniere, l’impiego di mezzi non consentiti (come trappole, lacci, uso di richiami acustici a funzionamento elettromagnetico).
Ancora inattuato da varie Regioni il divieto di impiego di pallini di piombo nella caccia in zone umide, previsto dalla legge 66/2006.
Sono sempre in corso due ulteriori procedure di infrazione comunitaria, avviate dalla Commissione UE, su violazioni da parte di 13 Regioni della Direttiva 79/409 CEE sulla protezione degli uccelli selvatici, per la caccia in deroga a specie protette (come fringuelli, peppole, passeri), abusi in cui primeggiano Lombardia e Veneto.
Nel frattempo alla Camera dovrebbe approdare dopo febbraio il contestato ddl di sanatoria delle infrazioni comunitarie (c.d. "Comunitaria 2009"), che anzichè rispondere agli addebiti della Commissione UE eliminerebbe i "paletti" 1 settembre- 31 gennaio, attuali limiti temporali entro cui le Regioni possono inserire il calendario venatorio, aprendo la porta a clientelari quanto dannosi tentativi di cacciare anche le specie che - superata la selezione di fine inverno- costituiscono il capitale dei potenziali riproduttori primaverili.
Lega Abolizione Caccia, Ufficio Stampa