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Uno dei motivi per cui si incentiva l'acquacoltura (allevamento di pesci) è l'esaurimento delle risorse marine poichè questa concorre a ridurre lo sforzo della pesca che ha ormai ridotto sull'orlo dell'estinzione molte specie ittiche. Questa motivazione fa un po' acqua da tutte le parti....
Uno dei motivi per cui si incentiva l'acquacoltura (allevamento di pesci) è l'esaurimento delle risorse marine poichè questa concorre a ridurre lo sforzo della pesca che ha ormai ridotto sull'orlo dell'estinzione molte specie ittiche. Questa motivazione fa un po' acqua da tutte le parti dal momento che molte specie minacciate d'estinzione non sono allevabili, come ad esempio il tonno rosso, mentre si allevano specie il cui numero di presenze in natura non desta particolare preoccupazione, come la spigola o l'orata che sono tra le specie più comuni negli allevamenti. Ma l'aspetto più incredibile è l'immenso prelievo di pesce in natura necessario a produrre farina di pesce per alimentare i pesci d'allevamento. Si pesca pesce per allevare pesce! "L'acquacoltura industriale consuma più risorse di quante ne produce" scrive Vandana Shiva nel suo libro "Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali", e continua: "Nel 2000, il pesce industriale prodotto in Asia è stimato pari a 5,7 milioni di tonnellate, e la quantità di pesce necessario per produrlo dovrebbe ammontare a 1,1 milioni di tonnellate, da ricavare dall'equivalente di ben 5,5 milioni di tonnellate di pesce (peso umido) - circa il doppio del pescato ittico totale dell'India". Greenpeace (http://oceans.greenpeace.org/it/oceani/allevamento-pesci) fa notare che per ogni chilogrammo di salmone allevato servono cinque chili di pesce grasso, come aringhe o sardine. Queste specie ittiche vengono quindi spazzate via dai mari, con una ricaduta negativa degli equilibri dei delicati ecosistemi marini. Nella Columbia Britannica, in Canada o in Cile, le orche, i delfini e le foche che una volta frequentavano gli estuari dei fiumi sono sempre di meno, sempre più affamati e vengono respinti dai dispositivi che gli allevatori di salmoni utilizzano per proteggere i propri recinti. Sul sito del Ministero italiano delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali si trova scritto: "I mangimi utilizzati per l'alimentazione di pesce sono composti principalmente di farina di pesce e olio di pesce, in percentuali che variano dal 50% fino a 80%. L'impiego di tali materie è determinante per l'ottenimento di mangimi di elevata qualità perché non si tratta di sottoprodotti ma di derivati da pesce fresco di basso pregio commerciale. Vengono poi utilizzate materie prime protette di origine vegetale, costituite in gran parte da farine di soia. Inoltre, come leganti, vengono utilizzati amidi derivanti dal frumento. Per quanto concerne le proteine di origine animale, ed in particolare le farine di carne, non sono ormai da tempo utilizzate nella formulazione di mangimi per pesci"..... e meno male! Farine di carne ai pesci! E' assurdo solo il fatto che ci abbiano pensato..e che lo abbiano fatto! Per quanto riguarda il riferimento all'impiego di "pesce fresco di basso pregio commerciale" per nutrire i pesci d'allevamento, è doveroso far notare un particolare che forse al Ministero è sfuggito, vale a dire che quel pesce è parte integrante di una catena alimentare che mantiene vivi i nostri mari. Senza il pesce "di basso pregio commerciale" non ci sarebbe neppure quello tanto amato dai consumatori e dagli allevatori. (fonte qui) Il tonno rosso (Thunnus Thynnus) è un pesce di grossa taglia che abita l'Oceano Atlantico (Mediterraneo compreso) e il Pacifico. Oggetto di una pesca eccessiva, è uno dei pesci sull'orlo dell'estinzione. Viene pescato soprattutto al momento della loro migrazione, quando ogni estate si spostano dall'Atlantico verso il Mediterraneo alla ricerca di grandi banchi di pesce azzurro, quali alici e sardelle. Durante questa migrazione molti di loro incontrano reti di circuizione e palangari usati per la loro cattura. Le tecniche di allevamento del tonno non includono la riproduzione e la crescita in cattività, che potrebbero quindi "giustificare" l'acquacoltura di questa specie come un metodo per evitarne l'estinzione. I tonni infatti, vengono comunque catturati in mare e solo successivamente introdotti in allevamento (grandi gabbie e reti galleggianti) solo per essere sottoposti ad un periodo di ingrasso, poichè il prezzo del pesce cresce con l'aumento del contenuto di grasso presente nella sua carne. In natura infatti le catture sono ormai di soli esemplari sottotaglia, poichè il tonno non ha il tempo per divenire adulto. Il tonno rosso è un pesce imponente che può crescere oltre i 3 metri di lungehzza e raggiungere i 650kg di peso. Agisce all'apice della catena alimentare marina. Questi dati fanno già immaginare da soli quanto possa essere il costo del suo ingrasso. Il tonno viene infatti alimentato con enormi quantità di alici e sardelle: per ogni chilo di tonno allevato servono 25chili di mangime! L'acquacoltua ha portato un incremento della domanda di mangime con la conseguenza che i pescatori sono oggi portati a cacciare anche specie che finora erano irrilevanti a livello commerciale, ma che da sempre sono invece importati per l'alimentazione di altre specie. Un esempio è la sardella d'Africa nel mare di Alboran, la cui pesca intensiva mette a repentaglio le colonie di delfini presenti nel Mediterraneo. Oggi si pesca tutto perchè tutto può diventare mangime.... e i nostri mari divengono sempre più poveri. |