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Premessa Stampa E-mail
Scritto da Divietodaccesso   
sabato 16 febbraio 2008

Quando una persona si reca in un negozio per comprare un animale, deve essere consapevole che sta partecipando alla mercificazione di esseri viventi senzienti.

E' comprensibile l'attrazione che si ha verso un "simpatico animaletto" e viene indubbiamente la voglia di averlo tra le braccia e di accarezarlo, immaginando di averlo con se nella propria casa e nella propria vita. Questo è sicuramente l'ingenuo sentimento che porta la maggior parte della gente ad acquistare un animale, sia esso un cane, un gatto, un serpente, un pappagallo o altri animali. Eppure, questa sensazione di "attrazione" l'abbiamo anche verso i bambini: chi, vedendo un bambino non prova le stesse pulsioni? Eppure, mai ci sogneremmo di aprire negozi in cui vengono messi i bambini in vetrina e, soprattutto, mai ci sogneremmo di acquistarne uno. Questo perchè consideriamo un bambino un essere non soggetto a compravendita.

L'indignazione che proviamo verso la mercificazione di donne e bambini - realtà che purtroppo ancora sopravvivono - soggetti ad essere acquistati o affittati da esseri umani che dicono di "amarli", dovrebbe essere la stessa quando il soggetto in vendita è un essere senziente quale è un qualsiasi animale.

La Vita, quando consapevole di se stessa, non dovrebbe mai essere soggetta a mercificazione. Questa "consapevolezza di se" è ciò che differenzia l'acquisto di un fiore, che è pur vita ma non consapevole, dall'acquisto di un cane, che è invece una vita perfettamente consapevole di se stessa e delle sue necessità.

Un cane, un gatto o un qualsiasi animale, così come un essere umano, deve semplicemente essere accolto nella propria vita, adottato. In questo caso, il soggetto che adotta viene mosso da sentimenti altruistici poichè con questo gesto si accoglie nella propria vita un soggetto che vuole soddisfare il suo bisogno di essere amato e che necessita di qualcuno che lo accudisca. E' fuor dubbio che non manchi la componente egoistica, vale a dire la necessità di chi adotta di avere qualcuno da amare, ma certamente questo è un rapporto reciproco poichè gli interessi di uno non si scontrano con gli interessi dell'altro, anzi si completano. Quando si adotta qualcuno si sopperisce a mancanze e sofferenze che qualcun altro ha causato.

L'atto di acquistare, invece, sottintende e soddisfa il desiderio di proprità ed è inevitabilmente legato al concetto di mercificazione. Si fa cioè dell'animale un "oggetto del desiderio", e così facendo si è la causa stessa della sua sofferenza. Se non esistesse la domanda di questi "prodotti", infatti, l'animale sofferente e tanto bisognoso di amore che vediamo in vetrina non esisterebbe affatto.  

Avendo premesso questo assunto di base e non omettendo certo per disinteresse la sofferenza che esiste dietro il commercio di cani, gatti e altri animali autoctoni o comuni - che eventualmente verranno in futuro trattati in altre sezioni del sito - vogliamo qui focalizzarci sul commercio di specie esotiche, un mercato che nasconde dietro di se atrocità, problematiche e interessi di diversa entità.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 febbraio 2008 )
 
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